lunedì 20 dicembre 2010

Barfly - Moscone da bar

di Barbet Schroeder, con Mickey RourkeFaye DunawayAlice KrigeStacey PickrenFrank StalloneUSA, 1987


Ieri sera ho visto Barfly e credo non mi sia piaciuto. Ammetto che nonostante sia monotematico, il film scorre piacevolmente e si "lascia guardare" volentieri. Il tema in sé è anche particolare e suggestivo: un poeta maledetto e sregolato, che vive alla giornata, incontra una donna ed è amore dal primo sorso. Tra tradimenti e riconciliazioni, il film traccia un'analisi sulla società e sulla reale o fittizia libertà delle persone. 
E' vero anche che non ho mai amato Bukowski, dal cui libro è tratto il film, per un tipo di scrittura che non prediligo (mio limite, ci mancherebbe). Ma la verità è che non mi è proprio piaciuto l'attore e il suo modo di presentare il personaggio. Ora, io il libro di Bukowski in questione non l'ho letto, ma qualcosa su Henry Chinaski sì (Post Office) e sinceramente lo immaginavo diverso. Mickey Rourke (apprezzato in molto altri film), qui,  pecca di istrionismo, secondo me. Non mi piace, non mi fa simpatia, mi innervosisce quel modo esagerato di camminare, quel mascellone pronunciato. E questo mi ha rovinato tutto il film. Ho apprezzato invece Wanda, più naturale e convincente. 
Per il resto il film, prodotto tra l'altro da Francis Ford Coppola, non è male e il momento più alto è quando Chinaski parla della "gabbia dorata" nella quale vive Tully, una giovane e bella donna proprietaria di una rivista letteraria. Il discorso sulla sua vita, sul come sia un uomo che appartenga alla strada, di come non possa vivere una vita ordinaria, è altissimo. A voler dire che ciò che fa o come vive, in realtà, è una sua scelta e non conseguenza di valutazioni sbagliate. Mentre gli altri, apparentemente benestanti, con case di lusso e vite impeccabili, sono prigioniere di se stessi e di modi preconfezionati di vivere. Cos'è veramente la libertà? E chi è veramente libero? 
Un po' stile "Le cose che possiedi alla fine ti possiedono".


La frase Tolstoj diceva: " La vicinanza della donna è una necessaria spiacevolezza della vita. Evitala per quanto ti è possibile".


"Io appartengo alla strada, non mi ci sento qui, non riesco a respirare."
"Forse perché non ci sei abituato, ma qui puoi crescere"
"Bella, le piante crescono. Io odio le radici."


Curiosità Barfly in gergo vuol dire 'mosca da bar'.


Voto 2/5







4 commenti:

  1. Eh, anch'io sono rimasto deluso da questo film. Forse ancor più di te, perché a me Bukowski piace. E' un film realizzato male, lontano dalle atmosfere dei romanzi, con un Rourke parecchio fuori ruolo (oggi andrebbe meglio, dopo le mazzate prese e autoinflitte) e in generale una sensazione di non-professionismo ostentato anziché spontaneo. Tra l'altro non c'è un vero e proprio romanzo da cui è tratto, bensì una sceneggiatura omonima scritta apposta da Bukoswski, in cui riprende temi presenti in tutta la sua produzione. Una sceneggiatura che in ogni caso è meglio del film, sebbene sia piuttosto vaga sui dettagli di scena, e forse per questo ha lasciato regia e attori abbandonati a se stessi. Insomma un'occasione sprecata, salvando qualche scena come quelle da te giustamente citate.

    P.S.: sono Marco!

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    1. Ciao Marco!
      Il mio parere sul film è rimasto tale e quale, solo che nel frattempo ho iniziato ad amare Bukowski (Post Office lo lessi al liceo, tra un libro della Fallaci e uno di Bassani - la prof di italiano ci consegnava almeno un libro del genere al mese e di questo la ringrazio enormemente, ma capirai che Bukowski non era contemplato-) All'epoca non avevo la giusta incazzatura per apprezzarlo. Il film poteva essere decisamente meglio alla luce di ciò che nel frattempo ho letto. Come dici bene tu, mancano proprio le atmosfere e sì, Rourke andrebbe meglio ora! :D

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  2. Barfly non è la riprosizione di un romanzo. Chi conosce e ha studiato Bukowski (e ne conosce in modo approfondito le vicende della vita) lo sa. L'articolo e i commenti sono frutto di "lettori ingenui" (e andate a cercare cosa significhi). L'interpretazione di Rourke non è granché eppure Bukowski l'apprezzò.

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  3. Barfly non è ispirato a nessuna opera di Bukowski. Quest'ultimo ha scritto l'intera sceneggiatura di questo film. Si intravede Bukowski in un cameo del fim.
    Curiosità: Durante le riprese del film, Mickey Rourke beve una birra durante una pausa. Chiamato dal regista, lascia due dita di birra nel bicchiere causando l'ira di Bukowski che lo riprende affermando che buttare anche solo quelle due dita birra è un sacrilegio.

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