giovedì 7 luglio 2011

Ancora tu!

di Andy Fickman, con Odette Annable, Kristen Bell, Jamie Lee Curtis, Usa, 2010.


Marni, trascorsi i tremendi e tristi anni del liceo, diviene in età adulta una affascinante donna di successo. Per il matrimonio del fratello, Marni, ritorna alla casa paterna e scopre che William, il fratello, sta per sposare la ragazza che al liceo la torturava, Joanna. Marni così decide di far conoscere la vera natura di Joanna al fratello, e ciò comporterà alcune conseguenze. Nel frattempo la zia di Joanna, attraente e ricchissima, si scopre essere colei che al liceo tormentava la mamma di Marnie. Si riaccendono così, dopo tanti anni nuove ire, nascoste col tempo, ma ancora presenti nell’animo di ognuno di loro. Perché il liceo è una tappa così importante che a nessuno è concesso di passarla indenne.
La Walt Disney Pictures presenta Ancora tu! una commedia fresca e divertente ideale per questo inizio estate. Gli elementi ci sono tutti: il liceo, belle ragazze, qualche battuta esilarante, capitomboli e sentimenti e il cast è di tutto rispetto: Kristen Bell (la famosissima Veronica Mars), Jamie Lee Curtis, Sigourney Weaver, la sempre più presente Odette Yustman, Victor Garber.

Nella trama, però, non vi è nulla di nuovo e gli elementi mescolati tra loro risulteranno ‘già visti’, lo stile spazia dal divertente, con qualche punta buona, e battute poco curate. Se poi la prima parte è più scorrevole e piacevole, l’ultima finisce sul melodrammatico e perde brio. La guerra aperta tra Marni e Joanna e, dall’altro lato, tra la zia di Joanna e la mamma di Marni sta a significare che le umiliazioni subite durante l’adolescenza sono difficili da smaltire, nonostante il tempo trascorso e i successi raggiunti. Come ogni commedia che si rispetti, però, sono sempre i buoni sentimenti a prevalere, perché ciò che infine conta è ‘come si reagisce a ciò che ci accade’. Un film leggero e spensierato, senza nessuna pretesa di impartire alcuna lezione importante, ma da gustare nella sua totale insignificanza.



2/5

Pubblicato su: Cinema4stelle

sabato 2 luglio 2011

Giallo/Argento

di Dario Argento, con Adrien Brody, Emmanuelle Seigner, Elsa Pataky, Robert Miano, Usa, 2009.
Già la locandina dice tutta la schifezza contenuta
Torino. L'ispettore Enzo Avolfi (Adrien Brody), uomo dal passato oscuro e segnato da un tragico accaduto, indaga su di un serial killer sadico e pericoloso. Quando la bella modella Celine scompare, la sorella Linda (Emmanuelle Seigner) si rivolge ad Avolfi, il quale capisce subito di essere dinanzi all'ennesima vittima del killer. I due iniziano così a muoversi insieme nel tentativo estremo di salvare Celine. 'Giallo', il killer, tortura, sevizia ed uccide le sue vittime, come riflesso di una infanzia vissuta nell'emarginazione e nella sofferenza.
L'ultimo film di Dario Argento fa acqua da tutte le parti. La storia è poco originale, tentenna e sembra priva di personalità. La sceneggiatura è scialba, i dialoghi senza alcuna profondità. Gli attori maldestri e poco convincenti. Se Adrien Brody, che interpreta un doppio ruolo: quello dell'ispettore e del serial-killer Flavio Volpe (grazie ad un trucco che lo rende pressoché irriconoscibile), si impegna nel tentativo –fallimentare- dell’ispettore freddo e ispessito da un tragico passato, sempre ombroso e taciturno, Emmanuelle Seigner, invece, è del tutto fuori posto e fuori luogo. Non un dialogo appropriato, né uno sguardo intenso. Non c’è intensità psicologica (nonostante la trovata delle infanzie tristi), né profondità estetica o stilistica. Dal punto di vista narrativo non c’è nulla di nuovo, né il film crea un minimo di suspance e di adrenalina. Forse l’ultima parte, più dinamica e movimentata, regala qualche attimo di ‘luce’.
La coppia più espressiva dell'anno!!! Evitatelo!
Film uscito nel 2009 negli Usa, ma poi bloccato in seguito ad un contenzioso tra Brody, Argento e la produzione americana, in Italia è uscito un anno dopo direttamente in home video. Ora nelle sale cinematografiche italiane, ma i tempi di Profondo Rosso e Suspiria sono molto lontani.

1/5

Pubblicato su: Cinema4stelle

venerdì 24 giugno 2011

When You're Strange

di Tom DiCillo, Usa 2010

Ci sono vite che scorrono tranquille in mezzo al niente. Ci sono vite vissute nell'indifferenza di spazi vuoti. E poi ci sono vite tormentate e instabile, di uomini sempre alla ricerca di qualcosa di più grande. Una di queste è stata quella di Jim Morrison. Ed è questo ciò che ha provato a fare Tom DiCillo: raccontare l'inizio di una storia che è diventata mito, ossia la nascita e il consolidamento dei Doors.

L'estate del 1965 a Venice Beach il tastierista Ray Manzarek incontra il giovane Jim Morrison, poeta e artista sublime che riesce ad incantare Ray. I due, insieme a John Desmore e al chitarrista Robby Krieger, formeranno i Doors, nome ideato in omaggio ad un verso del poeta William Blake. Jim Morrison, figura controversa e artista multisfaccettato, è stato il cuore pulsante oltre che il leader indiscusso dei Doors, tanto che il gruppo dovette fare i conti con la sua personalità forte e debole allo stesso tempo. DiCillo ripercorre tutta la storia del gruppo californiano, grazie ad immagini di repertorio, la maggior parte delle quali inedite, ricavandone un buon e approfondito documentario. E rivisitare la storia dei Doors porta inevitabilmente a considerare l’esistenza di Jim Morrison, la cui vita influenzò tutto il cammino artistico della band. La sua infanzia, la sua adolescenza, le sue letture, la sua cultura, le sue paure, i suoi fantasmi, le sue molteplici personalità, la droga, l’alcool, oltre che il suo dolore, tutti sentimenti desumibile attraverso i suoi scritti e che sono rivisti ed analizzati dal regista in questo film documentario.  E ancora i concerti e il conseguente successo, di un gruppo che in pochi anni riuscì a vendere milioni di dischi. E poi il declino dovuto a un Morrison sempre più instabile, che cercò di vincere i propri fantasmi, ma senza fortuna. Il tutto narrato dalla calda voce di Johnny Depp, che sembra mescolarsi con le note delle canzoni dei Doors in sottofondo. Sono anni importanti quelli in cui i Doors tracciano il loro cammino. Sono gli anni ’60, in cui vivo è il cambiamento ed i giovani sono il filo conduttore di una rivoluzione in atto. Sono gli anni di importanti scoperte e di trasformazioni sociali. E i Doors hanno contribuito a questo cambiamento.

Morrison era un poeta maledetto, ucciso a soli 27 anni da quel mal di vivere che non riuscì a superare. Uno sciamano, un incantatore di folle, un poeta o semplicemente un uomo, sospeso a metà tra paradiso ed inferno, o una rockstar che è caduta e alla fine si è bruciata. “Ma una cosa è certa: è possibile bruciarsi solo se stai giocando con il fuoco”.

3,5/5
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sabato 18 giugno 2011

L'ultimo dei templari


di Dominic Sena, con Nicolas Cage, Ron Perlman, Stephen Graham, Ulrich Thomsen, Stephen Campbell Moore, Robert Sheehan, Usa, 2011.


Due templari, Behman e Felson (Cage e Perlman), sono valorosi cavalieri, nonché grandi amici, che combattono numerose battaglie in Terra Santa. Ormai stanchi di lottare per un Dio che la Chiesa strumentalizza e che porta all'uccisione di tanti innocenti tra donne e bambini, decidono di lasciare il campo di battaglia divenendo dei disertori. Durante il loro ritorno a casa trovano, però, solo morte, carestia e la peste bubbonica che miete vittime e decima interi villaggi. Catturati e accusati di tradimento, gli viene promessa la liberazione solo se affronteranno un lungo viaggio verso un luogo remoto, nel quale si trova un monastero e un libro che contiene le formule per scacciare le streghe, considerate la causa della Morte Nera. Dovranno scortare una strega (Claire Foy) ritenuta artefice delle tristi tragedie che si stanno verificando e si uniranno a loro un sacerdote, un soldato, un imbroglione che ha già affrontato lo stesso percorso e un giovane aspirante cavaliere (Robert Sheehan, il famoso Nathan di Misfits). 
Season of the witch è un fantasy medievale che ha la capacità di intrattenere e creare curiosità nello spettatore, grazie anche a qualche venatura horror e a momenti di buona tensione. 
Tremate, tremate, le streghe son tornate!!
La giovane strega che viene portata in questo monastero è realmente una strega o le paure del periodo nei confronti del soprannaturale sono così estreme a tal punto da attribuire ad una giovane donna la responsabilità di una feroce pestilenza? Nella prima ora del film il dubbio persiste, grazie a occhiate e giochi di sguardi della presunta fattucchiera e sempre nella prima parte il film si basa molto sull'ambiguità di alcuni personaggi e sulla valorosità di altri. Insomma una buona prima parte rispetto invece ad una seconda parte un tantino più forzata e nella quale si perde un po' di credibilità a causa della figura del demonio che sembra portarci direttamente su un altro genere: quello del cartoon. La storia fantasy c'è tutta e anche le atmosfere gotiche tipiche di temi come la stregoneria e le "foreste amare", ma sul finire sembra si mandi tutto all'aria, forse nel tentativo di dare troppe risposte. Da un punto di vista estetico il film è veramente convincente e anche Cage, ormai divenuto il portavoce di un certo tipo di cinema, veste bene i suoi panni, anche se viene decisamente superato dall'amico Felson, ossia Ron Perlman. Molto significativa l'amicizia dei due templari, uno dei temi più forti del film. Presente anche Christopher Lee, nei panni di un Cardinale deformato dalla peste e che cerca in tutti i modi di convincere i cavalieri a salvare il mondo dalla Grande Morte. 


Eccolo! Eccolo! Ti prego, ritorna a Misfits!!












2,5/5
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mercoledì 15 giugno 2011

X-Men: L'inizio

di Matthew Vaughn, con James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Kevin Bacon, Rose Byrne, January Jones, Usa, 2011.

Premetto di non avere mai letto (ahimé) un fumetto di X-Men, della mitica casa editrice statunitense Marvel, né di avere mai visto gli altri film sugli X-Men, usciti nel corso degli anni. Insomma conosco qualcosina, e in modo vago, della storia. Per cui non sapevo neanche bene come accostarmi ad un film del genere. Tuttavia amando comunque il mondo comics e cercando di scoprire sempre nuovi generi (anche cinematografici) ho deciso di guardare questo film.
E' ormai risaputo che i fumetti stanno sempre di più invadendo i cinema mondiali e bisogna ammettere che portare su schermo un fumetto, che per definizione ha tempi e spazi diversi da tutte le altre forme letterarie, non è affatto facile... ma neanche impossibile. Come è stato per Scott Pilgrim versus the world, che ha fatto impazzire per la sua forma narrativa, anche X-Men: L'inizio, secondo me, è un buon film con il giusto ritmo, sempre incalzante e ritmico, ottimo anche per chi non conosce esattamente la storia. Spiega le origini del mito e di come Charles Xavier/Professor X abbia conosciuto Erik Lehnsherr/Magneto, dei loro poteri e dell'esistenza di altri come loro: i mutanti. Insieme per sconfiggere Shaw (Kevin Bacon) e poi divisi verso due strade distinte e separate. Xavier che rappresenta la ragione, la scienza, colui che col buon senso cerca di far sussistere umani e mutanti e Magneto che delinea la vendetta, la ribellione, in nome di ciò che ha vissuto, ma anche contro un'umanità pronta ad eliminare i mutanti. Da che parte stare? Siamo già tutti pronti per il seguito, per capire come si evolveranno le cose.
Il film prende forma negli anni '60, gli anni della guerra fredda e delle sempre forti tensioni tra Russia e Stati Uniti. L'epoca delle scoperte spaziali, l'era in cui viene fuori l'esistenza dei mutanti. Gli anni '60 ben figurati da Emma Frost (January Jones, la bella di Mad Men e vista anche di recente in Unknown-senza identità), che con i suoi abiti e acconciatura mi ha portato alla mente le atmosfere di Star Trek. Da segnalare anche la candidata al premio Oscar Jennifer Lawrence, tanto amata in Un gelido Inverno, qui non del tutto convincente, nel senso che non mi è piaciuta nei panni di un' avatar-mutante. Comunque sia Vaughn confeziona un film molto godibile, dopo il suo precedente e sempre gustabile Kick-Ass e se vi state chiedendo da che parte stare, io dico:
"Erik se non sbaglio."
"Preferisco...Magneto!"

3/5

lunedì 30 maggio 2011

Cirkus Columbia


di Danis Tanovic, con Miki Manojlovic, Boris Ler, Mira Furlan, Bosnia-Herzegovina, 2010. 
Jugoslavia, 1991. Dopo la caduta del comunismo Divko Buntic (Miki Manojlovic, conosciuto per i numerosi lavori con Emir Kusturica) ritorna nel proprio paese d’origine dopo vent’anni d’esilio in Germania, con una giovane ed affascinante amante, Azra, con un gatto portafortuna Bonnie e con le tasche piene di soldi. Grazie all’amicizia del sindaco sfratta dalla sua casa l’ex moglie (Mira Furlan, la Danielle Rousseau di Lost) e il giovane figlio Martin. Divko cercherà in qualche modo di riallacciare i rapporti con un figlio che non ha mai visto, nonostante i suoi modi burberi e l’apparente odio dell’ex moglie. Quando però il gatto Bonnie, una notte, scompare, tutto il mondo di Divko inizia a vacillare. Nel frattempo la guerra serbo- bosniaca è alle porte ed in una notte tante cose cambieranno. Danis Tanovic ritorna a parlare dei conflitti nei balcani (dopo il buon esordio nel 2001 con No Man’s Land) e volutamente ci racconta la storia di più personaggi in un periodo precedente alla guerra. E lo fa attraverso un racconto familiare, ma senza mai veramente scavare fino in fondo gli animi umani. Il racconto sembra non prendere mai il lancio verso qualche precisa tematica, quasi come se si trattenesse dal raccontarci qualcosa di più profondo. Eppure i temi ci sono, ma non vengono sfruttati al massimo. Sarà anche la scelta di non utilizzare nessuna colonna sonora a rendere le atmosfere più asettiche.
Amore e guerra: la guerra che muove le vicende umane, che ne dirige il corso e ne cambia le direzioni e poi l’amore, di una madre e di un padre verso un figlio, di un uomo verso il proprio gatto, di Martin verso Azra; l’amore che come una giostra, fa giri immensi e poi ritorna, nonostante le bombe sulla città e nonostante gli anni di contrasti e silenzi. Un film insomma che si presta bene, grazie anche all’omonimo romanzo di Ivica Dikic dal quale è ispirato, ma che manca di quell’energia e di quella direzionalità che porterebbe il pubblico a qualcosa di più concreto.
2/5


Pubblicato su: cinema4stelle

martedì 24 maggio 2011

Bambini nel tempo. Ian McEwan


Scrittura sofisticata e tema molto impegnativo, Bambini nel tempo è un libro che partendo da un pretesto riesce a mettere in discussione tutta l'esistenza. Stephen Lewis è un giovane autore di libri per bambini, felicemente sposato con Julie e papà di Kate, la quale scompare nel nulla un mattino d'autunno mentre è in coda al supermercato col papà. Rapita? Fuggita? Da questo drammatico momento Stephen inizierà una lunga ed estenuante ricerca della piccola che lo porterà inevitabilmente a fare i conti con se stesso e con tutto il suo passato. Una riflessione sulla vita trascorsa, per dare senso ad un presente che non ha più alcun significato senza Kate. Un padre provato, marito abbandonato, perché quando il dolore lacera l'anima è difficile stare accanto a qualcuno, un uomo che fugge e ritorna, che spera, che lotta, ma che cade ad ogni ostacolo. E' una riflessione sul tempo, perché bambina non è solo la dolce Kate, ma bambino è stato Stephen, bambino è Charlie, amico di Stephen e uomo dalla personalità complessa. Il tempo come cura del vuoto che sente Stephen, un uomo solo con se stesso e il proprio dolore. Il tempo come cura perché solo ricordando il passato con tutti i suoi personaggi, che si può pensare ad un oggi. Un libro angosciante e a tratti freddo, non scorrevole nella lettura e spesso fuorviante nelle digressioni, ma che ha una potenza significativa che va oltre ogni spiegazione. Il senso è tutto da cogliere e percepire. "Non si può vivere nel tempo presente, perché non esiste...perché noi siamo fatti di tutti i nostri ieri", ma poi succede qualcosa che ridà vita e speranza e come un cerchio la vita riprende laddove la si è lasciata. Il tempo, vero protagonista, è un galantuomo e ridà, a volte, ciò che toglie, e toglie, altre volte, ciò che dona, ma col quale tutti noi dobbiamo fare prima o poi i conti.

3,5/5


E se il Cavaliere fosse il Tempo?
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