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sabato 5 novembre 2011

Mosse vincenti (Win Win)

di Thomas McCarthy
con Paul Giamatti, Amy Ryan, Melanie Lynskey, Bobby Cannavale, Jeffrey Tambor
Usa 2011

Mike Flaherty è un piccolo e semplice avvocato del New Jersey alle prese con problemi economici. Marito di Jackie e padre di due bambine, nonché allenatore di lotta greco-romana nella scuola locale, a causa di queste difficoltà economiche decide di divenire il tutore di Leo, un anziano affetto da demenza senile, in modo da intascare l'assegno mensile che gli tocca, ma lasciando l'anziano in una casa di riposo. Le cose però cambieranno quando arriverà il nipote di Leo, Kyle, ottimo lottatore e adolescente confuso e triste a causa dei problemi che ha con la madre alcolizzata e assente. 
Mosse vincenti è una commedia fresca, leggera e intelligente. La sceneggiatura di certo non spicca per originalità, anzi è piuttosto prevedibile, tuttavia il film risulta godibile e ben fatto. Merito di un sempre convincente e ottimo Paul Giamatti, che col suo stile ed il suo portamento riesce ad ogni film ad imporre la sua impronta rassicurante e benevola. Merito di una commedia che scorre veloce, lasciando il buono che la pellicola vuole trasmettere. Mike è un uomo alle prese con la sua quotidianità, con i suoi problemi e le varie incertezze, è un padre e marito affettuoso, ma è anche un allenatore e sul campo cerca di infondere ai suoi ragazzi un senso di vittoria. La sua squadra, però, non vince mai una partita e con l'arrivo di Kyle, ragazzo silenzioso e triste, le cose in campo cambieranno. Il gioco di squadra come metafora di vita che viene riflessa sul rapporto che Kyle instaurerà con Mike e la sua famiglia. Un rapporto completo, sincero nonostante le diversità. Kyle, questo ragazzo che soffre nel suo mondo, è il centro di una pellicola veramente sorprendente, delicata nella sua forma, che probabilmente passerà inosservata, ma che una volta vista stupirà. Ricorda l'altra fresca commedia, tutta femminile, Whip it della esordiente (alla regia) Drew Barrymore. Appartengono a quel filone indipendente di film interessanti, che strappano sorrisi e anche riflessioni sul senso della vita, sulla difficoltà di crescere e sui rapporti che l’uomo instaura con gli altri. Film silenziosi che a distanza di tempo sono ancora lì, ricordati con piacere, impressi nella mente, che hanno regalato momenti piacevoli. Thomas McCarthy, regista da riscoprire, nonchè sceneggiatore del mitico Up, parla molto nei suoi film  dei rapporti umani tra esseri diversi tra loro. La diversità come mezzo, ma anche come fine del complicato mondo delle relazioni tra gli uomini, analizzando i diversi tipi che popolano il mondo. 

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Pubblicato su: Cinema4stelle



mercoledì 16 marzo 2011

La versione di Barney - Mordecai Richler



Finalmente ho letto 'La versione di Barney'. Lo ammetto, ho comprato il libro perché volevo leggerlo prima di vedere il film. E lo ammetto, voglio vedere il film perché c'è Paul Giamatti, che adoro e che dopo Sideways - In viaggio con Jack è entrato nella mia rosa di attori preferiti. Provo una strana attrazione nei suoi riguardi, lo trovo affascinante e superbo, benché non sia oggettivamente un figo. Sapere che lui interpretava Barney, ha distorto un po' il mio approccio iniziale alla lettura, perché sin dal primo rigo ho immaginato Barney con la faccia di Giamatti. Magari mi è risultato più interessante. 
Il libro mi è piaciuto, anche se mi aspettavo molto di più, ma nel complesso non è male. Racconta la storia di Barney Panofsky e della sua vita assolutamente dissoluta, tra soldi, donne, alcool, molto alcool. Barney è un uomo schietto e tra un sorso e l'altro racconta storie e avventure. Alcune interessanti, altre meno. Tre mogli, un solo amore: Miriam. E tre figli. 
Barney con sagacità letterale risulta irriverente e simpatico. Fuori posto, fuori luogo, assolutamente non a modo, pazzoide, irriverente, impertinente, cinico. Un nuovo Bukowski. I dialoghi sono fortemente ironici e riflettono la personalità inaffidabile di Barney: un fottuto egoista, che finisci per trovare simpatico. Barney per quanto sia e faccia spesso il bastardo, è un uomo fragile e pieno di paure, che si lascia andare troppo agli eventi della vita, che indossa una maschera per affrontare la quotidianità. Sposa due donne sbagliate, la terza, quella che veramente ama, riesce a deluderla e a farla scappar via. E' un uomo la cui interiorità spetta al lettore coglierla ed analizzarla. Lui, semplicemente, racconta la sua licenziosa vita, accusando spesso se stesso. Quotidianamente ubriaco, il whisky è il suo miglior compagno di viaggio e un Montecristo è il miglior modo per rifletterci su... Perché alla fine Barney è anche un romantico!

"Allora lasci che le dica una cosa. Non sono mai andato d'accordo con sciamani, stregoni o psichiatri. Della condizione umana hanno capito molto più Shakespeare, Tolstoj o persino Dickens di chiunque voi. Siete una banda di ciarlatani sopravvalutata, che si ferma alla grammatica dei problemi umani, mentre gli scrittori che le ho nominato badano all'essenza. E non mi piacciono le etichette vacue che appiccicate alla gente, né le parcelle che chiedete per le perizie di parte. [...] Voi giocate con la testa delle persone, e siete inutili, se non dannosi. Inoltre, stando a quanto ho letto di recente, avete abbandonato il lettino per i farmaci, come del resto anche il mio amico Morty. Paranoia? Prenda questo due volte al dì. Schizofrenia? Sciolga questo in bocca prima dei pasti. Io prendo un whisky al malto e un Montecristo per tutto, e le consiglio di fare altrettanto. Fanno duecento dollari, grazie."

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